Associazione Specializzata di Razza riconosciuta dall'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana

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Dibattito sulle modifiche al Codice Etico RRCI

10/01/2011

Doverosamente pubblichiamo la mail ricevuta da un nostro socio (del quale omettiamo il nominativo in ottemperanza alla normativa sulla privacy), nonché il testo di un’altra e mail che, pur non essendo stata inviata ad ora direttamente a nessun membro dell’organico RRCI, viene fatta girare tra i soci da un altro socio (il cui nominativo è parimenti omesso), per la raccolta di sottoscrizioni contro la modifica del Codice Etico proposta ed approvata dal Consiglio Direttivo RRCI (ancora comunque in attesa di ratifica ENCI, la quale, lo sottolineiamo, costituisce la condizione necessaria e pregiudizievole).

Premettiamo che nell’attuare questa modifica ed integrazione, che altro non è che un adeguamento che ci pareva naturale e necessario alle esigenze che si stanno prospettando di pari passo con la crescita della nostra razza, eravamo convinti di rispondere ad un’esigenza sinergica ed ampiamente condivisa da tutti coloro che detta razza amano e vogliono preservare.
Infatti non abbiamo introdotto che due semplici basilari innovazioni rispetto al Codice Etico già esistente: far testare i cani che vengono messi in riproduzione, per essere certi della loro salute e dell’assenza di patologie scheletriche trasmissibili; comunicare all’Associazione le cucciolate, per consentire un monitoraggio basato su dati concreti e reali.

Per chi volesse dar voce alla propria opinione in merito, segnaliamo che è stata aperta appositamente la casella di posta codicetico@rrci.it sulla quale potrete scrivere. Vi avvisiamo fin d'ora che saranno prese in considerazione solo le comunicazioni sottoscritte e che dette comunicazioni potranno essere rese pubbliche mediante pubblicazione sul sito ai fini del dibattito. L'utilizzo della suddetta casella costituisce quindi autorizzazione e consenso alla pubblicazione di detta comunicazione ai sensi della normativa sulla Privacy (Decreto Lgs 196/2003).

Ci è stato segnalato che, nell'elaborazione delle molte notizie inserite sul sito in questi giorni, nella relativa sezione risultava visibile solo il testo del Codice Etico modificato (in attesa di ratifica ENCI): abbiamo provveduto a rendere consultabile anche il precedente testo del Codice Etico RRCI attualmente ancora vigente. Questo anche per consentire un più agevole confronto.

Doverosamente dunque pubblichiamo sia la mail ricevuta, sia quella "segnalataci" indirettamente, per portare a conoscenza di tutti le ragioni di alcuni e per far presente quali siano quelle che hanno invece motivato il Direttivo e guidato questa scelta. Facciamo altresì presente la nostra massima apertura e disponibilità a discuterne, poiché siamo dell’idea che ogni scelta del Direttivo debba essere sempre giustificata e condivisa dai soci dai quali il Direttivo stesso ha ricevuto mandato e fiducia, rivedendo anche le nostre posizioni, ove ragionevole e necessario.

Mail 1
A: Presidente RRCI

... Ho letto nel nostro sito, nella sezione Evidenza, che il Consiglio RRCI nell'ultima riunione del 2010 ha proceduto ad una modifica del Codice Etico del Club.
Personalmente ritengo che tali modifiche creeranno una diminuzione delle iscrizioni al Club poichè impongono delle restrizioni agli allevatori ed ai privati e degli obblighi che sono anche onerosi.
Sembrerebbe che si voglia creare la razza "ariana" anche per i cani Rhodesian.
Personalmente non sono d'accordo e ritengo che tale serio argomento debba essere oggetto di discussione con tutti i soci del club (faccio presente che personalmente non ho mai fatto cucciolate nè ritengo di farne e quindi credo di essere scevro da interessi.......).
I motivi che hanno portato a queste modifiche non mi sembrano "pressanti e improcrastinabili" e pertanto in qualità di Socio ritengo di poter chiedere ed ottenere una risposta da parte del Consiglio...

Mail 2
A: destinatari vari

... Le recenti variazioni apportate al Codice Etico del Rhodesian Ridgeback Club d’Italia dal Consiglio Direttivo ci hanno suggerito una serie di considerazioni riassunte ed esposte nell’allegato, che vogliamo presentare all’attenzione del Consiglio RRCI e agli organi ENCI. Vi preghiamo di esaminare il nuovo testo del Codice, anch’esso riportato nell’allegato, e le nostre relative osservazioni. Se approvate il contenuto della comunicazione, vi preghiamo di autorizzarci ad apporre il vostro nominativo in calce della comunicazione come firmatario...

(a seguire l'allegato della email)

A: RRCI Presidente, RRCI consiglio, Consigliere di collegamento. Cc: ENCI
Dopo aver letto la variazioni che il Consiglio Direttivo RRCI ha apportato al Codice Etico del RRCI stesso vogliamo esprimere le nostre considerazioni in proposito, ne chiediamo la considerazione durante il primo consiglio utile e la conseguente messa a verbale
Di seguito cito il testo del Codice stesso con le variazioni evidenziate in giallo, al quale seguono le nostre considerazioni.
"Codice Etico - Allevamento
... 3) Si richiede obbligatoriamente agli allevatori ed ai privati che facciano accoppiare i propri cani di sottoporre tutti i soggetti (maschi e femmine): all’esame della diplasia dell’anca (HD) con lettura effettuata da una delle Centrali di Lettura Ufficiali riconosciute dall’Enci; di effettuare parimenti l’esame per la ricerca della displasia del gomito (ED) e della Osteocondrite Disseccante (OCD) della spalla e di utilizzare in riproduzione soltanto quei soggetti che dagli esami risultino esenti o con un’incidenza di grado moderato (non oltre i gradi A e B per HD). L’utilizzo di un soggetto con HD di grado C deve essere giustificato da serie e comprovate ragioni, la cui finalità diretta o indiretta sia la salvaguardia della linea di sangue a cui appartiene e tale utilizzo dovrà essere comunque segnalato all’Associazione. Per la HD tale richiesta è vincolante per tutti i soggetti, eccezione fatta solo per gli stalloni di età superiore agli otto anni. Per la ED e OCD l’esame è vincolante per tutti i soggetti nati a far luogo dal 1 gennaio 2009. Si raccomanda inoltre di effettuare ogni altro test che possa rendersi disponibile ora e/o in futuro per la individuazione e la prevenzione delle patologie a carattere ereditario (cardiopatie o altro).
... 11) Gli associati altresì si impegnano a dare comunicazione all’Associazione di ogni cucciolata prodotta, ai fini di consentire alla stessa di svolgere al meglio le proprie finalità, mediante anche il corretto censimento e la conoscenza dello stato reale effettivo della salute della razza sul territorio..."

Seguono alcune nostre osservazioni al punto 3) del testo di cui sopra:
1) queste nuove regole sono in evidente contrasto con i criteri e requisiti richiesti ed approvati dall’Enci per la certificazione dei "riproduttori selezionati". Mentre l’Enci da una parte emette certificati di cani nati da riproduttori selezionati dall’altra per il consiglio direttivo RRCI questi soggetti non solo non dovrebbero essere riprodotti, ma i loro proprietari potrebbero essere oggetto di provvedimenti disciplinari.
2) Premesso che il codice etico per definizione è un indice di condotta morale, una linea guida di comportamento e non un regolamento, non condividiamo il senso di obbligatorietà in esso espressa. Sottolineiamo che la spesa da sostenersi per effettuare gli esami richiesti è notevole e, nel caso specifico dell’OCD, non sostenuta da una certificazione ufficiale, di conseguenza di valore discutibile.
Riteniamo che queste nuove "regolamentazioni ", se pur di interesse per il monitoraggio della salute della razza, possano, al limite, diventare selettive ed obbligatorie solo per poter accedere ad alcuni di quei servizi che il Club offre ai soci (es. info-cuccioli), ma non debbano diventare un punto focale del Codice Etico e selezionante gli iscritti all'associazione.
3) Premesso che tali misure di materia veterinaria/genetica/tecnica dovrebbero essere di competenza di un comitato tecnico, inesistente nel club, formato da persone competenti in materia. (i.e. veterinari, genetisti,ortopedici, allevatori) , riteniamo che: se da una parte l’incidenza di queste patologie nella nostra razza sia talmente bassa da non giustificarne la obbligatorietà , dall’altra riteniamo che l’esiguità della popolazione dei RR in Italia non possa supportare una selezione basata su tali e tanti parametri : tali misure creano le basi per due risultati:
a) l’allontanamento dal club di molti "privati", fallendo quindi gli scopi di statutari dell’associazione e rendendo insignificante il punto 11) del testo
b) una pericolosa situazione in cui verranno riprodotti solo pochi stalloni o fattrici, quasi esclusivamente in mano ad allevatori, impoverendo ulteriormente un pool genetico già poco vario. Le esperienze fatte in alcuni paesi esteri e da alcune associazioni specializzate mostra infatti che con tali misure in pochi anni il numero degli stalloni utilizzati in ciascun paese si restringe a tal punto da far pensare alle associazioni di razza dei paesi in questione alla possibilità di rivederne le restrizioni. Non possiamo non evidenziare che tali restrizioni sono in vigore in paesi esteri dove i club di razza, a differenza del RRCI, emettono i certificati di origine (pedigree), che in Italia, per fortuna, sono gestiti dall’Enci, per il Ministero.

Formulato, letto e sottoscritto da: Soci del RRCI (seguono firme)

Cerchiamo di seguito di rispondere a tutte le osservazioni che riusciamo ad evincere dal testo delle due suddette comunicazioni. Facendolo partiamo dal dettato del Codice Etico "padre" cioè quello dell’ENCI, per il quale "l’allevamento e la selezione del cane è associato a responsabilità di tipo etico che richiedono una gestione seria ed onesta"(premessa); la selezione deve avere "l’obiettivo di migliorare la qualità della razza (art. 4); deve mirare a "far riprodurre cani sani, cioè privi di malattie manifeste o impedimenti ad una corretta funzionalità o portatori di patologie ereditarie rilevate".

Le nostre premesse

E’ evidente che la tutela di una razza passa innanzitutto attraverso la tutela del suo stato di salute e che la tutela della salute avviene attraverso la preservazione della qualità della selezione operata. L’aumento numerico e l’impressionante accelerazione che la razza sta subendo in termini di popolarità e diffusione, comporta a nostro parere necessariamente il dovere da parte dell’Associazione (anche sulla scorta delle problematiche che stanno sempre più emergendo), di prevedere indicazioni minimali a tutela della preservazione della salute della stessa. Se una volta la scelta di effettuare determinati esami nei cani che venivano impiegati nella riproduzione poteva essere affidata alla coscienza di ciascuno, data l’esiguità del numero dei soggetti presenti, oggi, vista l’inversione di tendenza numerica, riteniamo necessario innalzare la soglia della mera raccomandazione ad obbligo, sia pure morale.

Veniamo al testo concreto delle comunicazioni che qui pubblichiamo.Viene eccepito che:

1) Queste nuove regole sarebbero in contrasto con i dettami richiesti dall’ENCI per la certificazione dei "riproduttori selezionati".
Premettiamo e sottolineiamo innanzitutto che detti criteri sono stati approvati dall’ENCI sulla base delle indicazioni precise ricevute in passato da precedenti Direttivi RRCI, in una situazione di evoluzione numerica e dello stato della salute della razza diverso, che probabilmente suggeriva come sufficiente allora quella soluzione e quei parametri proposti.
Attualmente possono accedere al registro riproduttori selezionati quei soggetti che abbiano un grado di displasia certificato entro il grado C. La nostra raccomandazione oggi è stata quella di limitare (non certo di vietare) l’utilizzo dei soggetti di grado C solo a quei casi in cui esistano ragioni particolari che ne giustifichino l’impiego (ad esempio la preservazione delle linee di sangue a cui essi appartengono). Questo non significa dunque non poterli utilizzare più, ma solo farlo con la dovuta attenzione e per ragioni serie e meditate.
In ogni caso i criteri attualmente richiesti per l’accesso al registro riproduttori selezionati, oggi non ci sembrano essere più adeguati (aver preso almeno la qualifica "mb" in una speciale o raduno; aver effettuato la displasia ufficiale con risultato A, B oppure C (…) e segnaliamo qui, per inciso, che sono già in atto lavori e studi di revisione.

2) Entrambe le mail, quella pervenutaci e quella fatta girare, lamentano della "spesa notevole" che verrebbe imposta ai soci con questi obblighi.
Premettiamo che la spesa non è imposta ai soci in quanto tali, per il semplice fatto di possedere un cane, dato che proprio a nessuno viene imposto il dovere morale di sottoporre i propri cani agli esami per l’accertamento di patologie ereditarie: questo resta una libera scelta volontaria e di coscienza di ciascuno, in armonia anche con gli artt. 1 e 2 della sezione Salute del Codice Etico RRCI; ma che tale dovere viene invece posto a carico solo di coloro che, essendo soci di un’Associazione che ha come finalità la tutela della razza, decidano (liberamente) di far riprodurre i propri cani (la selezione non è certo un obbligo ma una scelta!).
Il Codice Etico ENCI richiede espressamente di far riprodurre solo "cani sani, non portatori di patologie ereditarie rilevate". Ma come è possibile ottemperare a questa richiesta, se non li sottoponiamo prima ad un controllo? Certe patologie certo non si individuano ad occhio nudo. Se proprio di costi si deve parlare, nell’economia complessiva di una cucciolata, non ci sembra affatto che il costo di alcuni esami fondamentali per monitorare il buono stato di salute di fattrice e stallone debba essere vissuto come una gabella. Innanzitutto perché esso può essere ampiamente assorbito e ammortizzato dalla successiva vendita dei cuccioli, ma soprattutto in quanto esso dovrebbe dare la tranquilla consapevolezza all’allevatore (amatoriale o professionale che sia) di aver fatto in coscienza tutto il necessario per poter ragionevolmente sperare di mettere in circolazione futuri riproduttori "sani cioè non portatori di patologie ereditarie rilevate". La spinta riproduttiva non deve in nessun modo cagionare patologie né andare a scapito del singolo cane o della razza.
Questo a nostro parere è operare con una gestione "seria ed onesta" e ponderata per limitare i rischi e "selezionare con l’obiettivo di migliorare la qualità della razza" (Cod Etico ENCI, art. 4).

Le mail poi sottolineano che non si condivide il valore di obbligatorietà posto nel Codice Etico. Siamo consapevoli che si tratta "solo" di un Codice Etico e come tale non "normato" né "normabile", ma proprio in forza di questo, gli obblighi eventualmente in esso sanciti assumono il forte valore di obblighi morali che danno il senso e lo scopo di appartenere ad un’Associazione in quanto tale come scelta etica condivisa, che fa capo alla coscienza di ognuno.

3) Si sottolinea che queste misure in materia veterinaria dovrebbero essere state vagliate da una commissione tecnica formata da medici veterinari ortopedici, genetisti etc. che ufficialmente oggi non esiste nel Club.
Premettiamo e sottolineiamo che la raccomandazione effettuata non si riferisce certo ad astrusi esami sconosciuti, ma semplicemente alle macrocategorie di esami richiesti e raccomandati da tutti i comitati scientifici riconosciuti FCI ( e dunque in Italia dall’ENCI quali FSA CeLeMasche) ai fini della diagnostica preventiva per il controllo della diffusione delle patologie scheletriche ereditarie.
Ad esempio nel protocollo FSA il RR è già individuato e citato come razza portatrice di patologie a carico dell’apparato scheletrico, per la quale si raccomandava l’effettuazione del controllo della displasia (anche, gomiti e spalla) su base volontaria, data l’esiguità del numero dei soggetti (allora) circolanti. Ciò perché il RR era una razza relativamente poco rappresentata, se pensiamo invece ai grandi numeri di altre (quali labrador, pastori tedeschi etc). L’accellerazione della diffusione della razza in questi ultimi anni richiede un ammodernamento di questa prospettiva. Oggi il RR è una razza emergente già elencata ufficialmente dal comitato scientifico riconosciuto ENCI come portatrice di questa patologia. Dunque è l’incremento del numero a suggerire la ragionevolezza di rendere ora dovere quella che un tempo poteva rimanere semplice raccomandazione, per allineare i criteri di prevenzione.

Si obietta inoltre che la casistica in questa razza avrebbe un’incidenza talmente bassa da non giustificare la richiesta: innanzitutto se non si fa la diagnostica ( e fino ad oggi se ne è fatta poca) è difficile avere la casistica, dunque è ovvio che i risultati numerici oggi siano esigui, data la bassa percentuale dei soggetti esaminati. Citiamo come esempio la casistica rilevata dagli esami effettuati da Celemasche (la Centrale di Lettura ufficiale per noi privilegiata perché espressamente convenzionata con RRCI) dal 2002 ad oggi: in 8 anni (2002-2209) sono stati esaminati 80 soggetti per HD (quindi una media di 10 l’anno) e 49 per ED (quindi una media di poco più di 6 soggetti all’anno). Inoltre l'anno scorso (2010) più del 30% degli esaminati per HD (19 soggetti) è risultato essere di grado inferiore ad A (percentuale un po’ alta per poter parlare di "patologia a bassissima incidenza"). Tutto questo a fronte di circa 1034 soggetti nati e registrati tra il 2002 e il 2009 secondo il database dell’ENCI relativo alle statistiche sulla popolazione canina(il dato 2010 non è ancora disponibile).

Si obietta ancora che questo innalzamento della soglia degli obblighi comporterà un allontanamento dei privati, che saranno indotti a fuggire in massa dall‘Associazione. E perché mai? Forse perché l’Associazione raccomanda loro -sia pure sotto forma di obbligo morale contenuto nel codice Etico- di accoppiare solo soggetti che siano risultati sani perché esenti da patologie scheletriche nell’ipotesi che desiderassero far riprodurre il loro cane? Si ritiene dunque che i privati non siano disposti a spendere per fare tre esami che accertino il buono stato di salute del loro cane prima di farlo accoppiare? Noi non lo crediamo. Riteniamo anzi che i privati abbiano molto a cuore la sorte dei loro compagni, almeno tanto quanto un allevatore.
Valgono qui ancora le già sopra richiamate parole del Codice Etico RRCI, che, in tema di salute,sottolinea che "il benessere del cane deve prevalere su ogni umana vanità o di guadagno".

Si obietta ancora (punto 3.b) che questi obblighi porterebbero ad un impoverimento del pool genetico poiché lascerebbero pochi stalloni e fattrici (come in alcuni Paesi all’estero).
Innanzitutto facciamo presente che i requisiti richiesti all’estero per accedere alla riproduzione (per tutti) sono in linea generale molto più severi e complessi rispetto a quelli ipotizzati in questa sede: si ammettono infatti normalmente HD A o B (escluso il C) e ci sono casi, come in Austria dove addirittura si ammette solo HD A. Si richiede ED free o 0-1; valutazione della dentatura; test del blue gene, altezze massime e minime all’interno di test morfologici complessivi e test caratteriali con prova perfino di indifferenza allo sparo con o senza guinzaglio!
Qui siamo ben lontani da tutto questo. La nostra raccomandazione attuale concerne pochi criteri e solo finalizzati all’accertamento della esenzione dalle più gravi e diffuse patologie scheletriche ereditarie, in allineamento alle raccomandazioni basilari di tutti i comitati scientifici riconosciuti ENCI- FCI (in FSA e CeLe Masche) per le razze portatrici di tali patologie, tra cui il Ridgeback è già ricompreso.

Si ipotizza inoltre che effettuare tali test significherebbe inevitabilmente decimare fattrici e stalloni: ma che significa allora ammettere questo? Significa aspettarsi che i test ,se effettuati, porterebbero ad escludere la maggior parte dei soggetti testati come non idonei alla riproduzione? Allora implicitamente si ammette che ci si aspetta un esito per la maggior parte insoddisfacente rispetto a tali criteri? Questo è in evidente contrasto con l’affermazione precedente, per cui si sostiene che non ci sarebbe bisogno di tali esami dato che l’incidenza di tali patologie sarebbe talmente "bassa da non giustificarne l’obbligatorietà".

Riteniamo che selezionare non sia un obbligo per nessuno, bensì una libera scelta che però deve essere una scelta seria e ponderata.
Non siamo certo dell’idea di voler creare un Ridgeback "ariano" (!?!) come provocatoriamente scritto in una delle mail pervenute, cerchiamo solo di fare tutto il possibile per responsabilizzare e per selezionare cani sani e attraverso questa selezione garantire un reale futuro alla razza.

Queste sono le nostre ragioni. Non accettiamo quelle di chi ci obietta che gli esami costano e che i soci scappano, né tantomeno che siamo animati da intenti "razzisti" di odiosa memoria.
Speriamo con questo di aver ampiamente illustrato le buone motivazioni che ci hanno indotto ad intraprendere questo cammino.
Se c’è dell’altro, siamo disponibili e desiderosi di ascoltare, condividere e rivalutare insieme: pertanto ogni vostra osservazione in merito è certamente benvenuta e sarà letta e valutata con la serietà richiesta, fermo restando che l’ultima parola spetterà sempre ovviamente all’ENCI.

Il Direttivo RRCI

Sede legale: c/o ENCI - V.le Corsica, 20 - 20137 Milano - CF. 97209800156 - Email: segreteria@rrci.it